----------------------- Bruno Contrada: l'intero ricorso presentato dall'avvocato Giuseppe Lipera -scaricalo- | Notte Criminale

Bruno Contrada: l'intero ricorso presentato dall'avvocato Giuseppe Lipera -scaricalo-


Di seguito potete scaricare il ricorso per intero presentato dall'avvocato Giuseppe Lipera, difensore di Bruno Contrada alla Corte di Appello di Caltanissetta per  la revisione della sentenza di condanna per il suo assistito.


CONTRADA: GIUSTIZIA E VERITA' FINALE scarica il documento


Una nota, inoltre, spiega:

«Con la recente sentenza Dell’Utri, e diversamente non poteva essere, si è tornati a parlare anche del caso Contrada, emergendo profili applicativi in diritto simili a quelli dell’ex Funzionario del SISDE nonché Dirigente Generale della Polizia di Stato, anche questi condannato per concorso esterno. 

Un’assonanza giuridica rilevata già dalla difesa di Contrada nei motivi, depositati alcuni giorni fa, dell’ultimo ricorso per Cassazione avverso la pronuncia di inammissibilità della revisione del processo pronuncia con sentenza dalla Corte di Appello di Caltanissetta. Su Radio 24 nel programma la “Zanzara”, Il P.M. Antonio Ingroia, intervistato in merito alla sentenza di annullamento del Senatore Marcello Dell’Utri, ha affermato che rispetto ad altri processi per concorso esterno, in questo caso “ci sono molte più prove e più concrete. Sarebbe ingiusto rispetto a Bruno Contrada, per esempio, se Dell’Utri se la cavasse mentre lui è finito in galera. Su Contrada c’erano meno prove a carico”. 

Detta così la cosa è fuorviante; la gente può pensare che CONTRADA venne condannato perché vi erano delle prove a suo carico. Ma prove di che? Lo dica Ingroia! Che prove c’erano? Differentemente dal Senatore, si potrebbe puntualizzare che Contrada nel giudizio di appello era stato assolto, ma ad ogni modo ci si chiede: di quali prove parla Ingroia? La domanda appare ancor più calzante, allorché si evidenziò quanto dallo stesso Procuratore ammesso (nel libro da lui scritto “Il labirinto degli dei”) e cioè che pezzi di d’indagine venivano espulsi dal fascicolo del P.M. sol perché non si ritenevano rilevanti, vedasi l’intero interrogatorio di Scarantino, e le conseguenti indagini della Polizia, scoperto dalla difesa quale atto assente nel processo Contrada, nel quale di parlava di accuse infondate contro l’imputato Contrada e per causa del quale oggi pende la revisione del processo in Cassazione. Forse, per come emerso nel caso Dell’Utri, si è parlato tanto e dal “chiacchiericcio” si sono formulate accuse e condanne, che, giustamente, in sede di legittimità trovano oggi censura proprio perché prive di alcuna imputazione e cioè di un fatto che costituisca una contestazione di reato. 

 Sostiene il P.G. Dott. Iacoviello che: “La Convenzione europea ci dice che l’accusa deve essere dettagliata. Dettagliata non vuol dire che è sufficiente che io contesti all’imputato cosa hanno detto i pentiti…Non si può sub-delegare al pentito di formulare l’accusa”. E proprio come Contrada, dove nulla v’è se non altro che le chiacchiere di criminali “collaboranti”. Dice ancora Iacoviello: “Cosa ha fatto in concreto l’imputato, dove quando e come? Dimmi prima cosa ho fatto e poi vediamo se la mia condotta può essere qualificata come tramite, canale, tunnel e simili. 

Le metafore non possono sostituire la condotta. Non si condanna sulle parole, ma sui fatti....La giurisprudenza (dalla sentenza Franzese alla Mannino) ci ha abituati ormai a ragionare in termini controfattuali”. Tutto questo è quanto è accaduto proprio per Contrada: una condanna basata soltanto sulle parole, senza riscontri né fatti, tant’è che l’accusa è dovuta ricorrere al reato “inventato” e non previsto dal nostro codice penale L’argomento è stato oggetto di discussione anche nella trasmissione di Michele Santoro “Servizio Pubblico” andata in onda giovedì 15 marzo, ove erano presenti Antonio Ingroia (ormai onnipresente in Tv, Giornali e Web e financo nei comizi di partito!), Salvatore Borsellino e altri, tra cui il figlio di Provenzano. Si è parlato di Mafia e Stato, della sentenza Dell’Utri e di Contrada, che ha dovuto subire attacchi e condanne dai presenti senza però avere legittimo contraddittorio. 

Né Contrada né il suo difensore, infatti, sono stati invitati a partecipare, cosa che certamente merita più attenzione, anche sotto il profilo deontologico del giornalista conduttore o degli autori del programma. E se è vero che il primo è detenuto ai domiciliari, il suo legale non avrebbe avuto il diritto di interloquire con quanti hanno dato del mafioso a Contrada? In particolare, Salvatore Borsellino ha equiparato il linguaggio di Angelo Provenzano, che pochi secondi prima aveva definito “mafioso”, a quello di Contrada, accostando, malamente, le due figure sulla base della richiesta del Provenzano di accertare la salute del padre ristretto in carcere. 

“Il discorso di Provenzano mi ricorda quanto era stato detto per Contrada. Lui era stato scarcerato perchè dicevano che stava per morire. Per questo è uscito di galera ed è andato ad abitare a 300 metri da casa di mia sorella. Lei è morta di tumore un anno fa, lui sta ancora lì”. Non è accettabile che la persona del Contrada, già pluridecorato servitore dello Stato, sia d’un colpo equiparato addirittura alla figura del boss della mafia Bernardo Provenzano, ex latitante. 

 E poi è come dire che Contrada meriterebbe, al pari del Provenzano, la galera a vita. Ai limiti dell’assurdo è affermare ancora che Contrada, che ha ottenuto i domiciliari perché vecchio e malato, oggi non sia ancora morto (e speriamo che Dio, aggiungiamo noi, possa a lui donare quel poco di vita che basti in questa terra per riconoscergli la sua assoluta innocenza). 

 Affermazioni, quindi che non possono e non devono accettarsi, prive di razionale critica e con l’unico, insensato fine di screditare ancora la persona del Dott. Bruno Contrada, assente ingiustificato, con un giudizio in corso per la revisione della condanna. 

 … salvo poi il diritto di critica con cui condannare extra processum il Contrada, sol perché le indagini sono state condotte da un encomiabile lavoro della Procura».