Duro colpo al Clan Mallardo, arrestati i colletti bianchi che gestivano patrimoni , assunzioni e forme di racket.

L’operazione condotta oggi dal Gico della Guardia di Finanza, coordinata dalla DDA partenopea ha fatto arrestare due “colletti bianchi” del Clan Mallardo. E quando si arrestano i colletti bianchi si aprono voragini che vanno a ledere pesantemente il tessuto economico criminale del clan stesso. 

 In manette sono finiti Alfredo e Domenico Aprovitola. sequestrate 87 unità immobiliari e 9 terreni, gran parte dei quali nel comune di Giugliano in Campania (Napoli); 5 società (Tecnocem srl, Serfinbank srl, Rocca Azzurra srl, multi Project srl e hotel Suisse srl) e rapporti finanziari. 

L'operazione dei finanzieri, denominata «King Kong», - ispirata al soprannome «Scigno» ( la scimmia) della famiglia Aprovitola - ha preso di mira l'ala economica del clan Mallardo, attivo nell'area di Giugliano in Campania, a Nord di Napoli, ma anche in diverse regioni del Paese.

 Individuato, infatti, quello che è ritenuto il commercialista del clan, Alfredo Aprovitola, soprannominato, appunto, «il commercialista», arrestato oggi insieme al padre Domenico, soprannominato «il collocatore» perchè in passato ha ricoperto il ruolo di funzionario dell'ufficio provinciale di collocamento. 

I reati contestati sono concorso esterno in associazione camorristica e concorso in estorsione aggravata. Il clan - scrive il facente funzioni di procuratore della Repubblica di Napoli Alessandro Pennasilico - imponeva agli esercizi commerciali il caffè «Seddio»: la ditta che lo produce, infatti, è intestata ai D'Alterio, nipoti del capo clan Feliciano Mallardo. 

Accertato anche che l’ Aprovitola, titolare, di fatto, di numerosi negozi, aiutava il clan ad imporre la fornitura di caffè «Seddio», per fare gli interessi del clan. I Mallardo, la cui organizzazione interna è molto simile a quella delle cosche mafiose, da anni hanno messo in atto una strategia di infiltrazione nel tessuto economico, amministrativo e politico giuglianese finalizzata al controllo di tutti gli aspetti della vita sociale. 

Attraverso gli Aprovitola, ingenti somme provento delle attività illecite del clan confluivano nelle aziende gestite dai due «colletti bianchi» ma intestate a prestanome. Accertato anche la riconducibilità ai Mallardo - attraverso gli Aprovitola - della ditta di calcestruzzi «Tecnocem». 

Ricostruito dagli inquirenti il patrimonio immobiliare dei Mallardo di cui fanno parte hotel e bar, per circa cento unità immobiliari Secondo quanto accertato dal Gico delle Fiamme Gialle di Napoli, “il collocatore” assicurava false assunzioni per mogli e parenti degli affiliati al clan detenuti o deceduti. 

Queste persone - spiega tenente colonnello Roberto Prosperi - venivano collocate in aziende costrette ad acconsentire: per un periodo percepivano lo stipendio, ma senza lavorare, poi venivano licenziate ottenendo anche l'indennità di disoccupazione. Grazie a questo sistema, che ruotava intorno a Domenico Aprovitola, il clan Mallardo si alleggeriva delle incombenze di carattere economico per il mantenimento di chi era finito in carcere o era morto «sul posto di lavoro». 

Un ruolo che Domenico Aprovitola svolgeva con una certa competenza in quanto già funzionario dell'ufficio di collocamento provinciale a Giugliano in Campania (Napoli): sempre per conto del clan individuava anche le aziende alle quali veniva imposta l'assunzione di detenuti che, così, riuscivano ottenere gli arresti domiciliari. 

Accertato anche che, oltre al caffè, il clan imponeva anche la fornitura di calcestruzzo alle imprese edili della zona.