22 nov 11
ESCLUSIVA Notte Criminale: Torna a Roma Raffaele Pernasetti. “Er palletta” fu uno dei boss targato Banda della Magliana.
di Alessandro Ambrosini

Detenuto con matricola DD430200263, casa circondariale di Prato, le pesanti porte si aprono. Mentre a Roma ci si interroga su una stagione di violenza che riporta indietro negli anni, il Tribunale di sorveglianza di Firenze, ammette la semilibertà a un personaggio cardine di quella che fu la famigerata Banda della Magliana.

Raffaele Pernasetti, detto “er palletta” è tornato a Roma.

Il “testaccino”, uomo fidato di Enrico De Pedis, ha convinto con la sua buona condotta e con le informative che sono arrivate da Roma, circa la sua non più pericolosità, i giudici: Niro,Mirani, Lorenzoni e Masini.

La storia giudiziaria di Pernasetti parla di omicidio, spaccio di stupefacenti,associazione a delinquere, detenzione e porto illegale di armi ed evasione. Non si è fatto mancare niente nel suo curriculum. E’ detenuto dal 21 Ottobre del 2002 a fronte di una pena residua complessiva di più di 18 anni, ne aveva già scontati 8 precedentemente e 3 sono stati abbonati con l’indulto del 2006 .

Doveva uscire nel 2017 ma la sua buona condotta e la sua autocritica per il passato hanno convinto tutti. Insomma, niente di strano se uno dei personaggi più pericolosi della famosa banda ottiene la semilibertà a Roma.

In uno dei momenti più “caldi” degli ultimi 20 anni, nella città dove lo ha visto come uno dei re del mondo criminale. Il potere e il lusso in cui ha vissuto nel decennio ‘80/’90 sono un ricordo lontano, lavorerà come lavapiatti in una trattoria, fine di una parabola discendente.

E’ stato accusato di 6 omicidi e condannato per uno.

Si diceva fosse la “pistola di Renatino De Pedis”. Raffaele Pernasetti è stato un protagonista della “banda” della prima ora. Quella che alcuni definiscono l’Originale.

Era di Testaccio, chiamato “er palletta” per il suo sovrappeso ed è stato anche presidente della squadra del quartiere. Secondo i pentiti Sicilia e Abbatino partecipò, tra gli altri, all’assassinio di Orazio Benedetti detto “Orazietto”, a quello di Domenico Balducci, il “segretario” di Pippo Calò, di Massimo Barbieri piccolo spacciatore e tossico.

Dietro l’aria paciosa della sua foto in bianco e nero era un nome che metteva paura nella capitale. Oggi esce dal carcere di Prato per tornare tra i vicoli che l’hanno visto nascere. Esce in un momento storico dove a Roma si spara per uccidere o nei migliori dei casi per gambizzare.

E’ un momento in cui sarebbe facile mischiare lo scontro tra “bande” con vecchi rancori da vendicare.

E’ un momento pericoloso, dove non ci sono equilibri e non ci sono status quo da preservare nel mondo criminale. E’ vero, in alcuni casi la galera cambia, ricostruisce uomini e li rende migliori. Alcune volte. Altre volte la galera iberna e una volta riassaporata la libertà per “talento” o per necessità si ritorna sui propri passi sbagliati. Sarà il tempo a dirlo, anche se per opportunità di luogo e di periodo storico la scelta dei giudici fiorentini sembra una scommessa azzardata.

 Ma sembra che tutto sia facilmente gestibile da chi governa l’ordine pubblico e le inchieste sulla criminalità a Roma. A sentire certe voci di palazzi e questure il clima non è così preoccupante. Le grandi mafie non occupano ruoli in queste faide, le ‘ndrine non sono pericolose a Roma ma fanno solo affari, la camorra ormai opera solo negli appalti sui rifiuti e come ho sentito da un giornalista del più grande quotidiano d’Italia: che c’entrano i Casalesi con Roma?

E allora diamo il bentornato al “palletta”, nella speranza che anche lui non torni per aggiungersi al presepe criminale che sta occupando la capitale e che fa dire a molte persone: meglio prendersi un caffè in posti molto affollati che almeno gli scooter con i killer a bordo, lì ,non arrivano.









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