----------------------- Esclusivo: Tra Abbatino e il Freddo. La vera storia della Banda della Magliana / 1 | Notte Criminale

Esclusivo: Tra Abbatino e il Freddo. La vera storia della Banda della Magliana / 1

Avvertenze e modalita’ d’uso: questo esperimento verte sul fatto di vivere anche sulla fiction di Romanzo Criminale i fatti reali della storia della Banda della Magliana, narratore inconsapevole è Maurizio Abbatino il “Freddo”, che abbiamo visto su pellicola con i volti di Kim Rossi Stuart e Vinicio Marchioni. Si noterà che i fatti non sono raccontati sempre in ordine cronologico, ma abbiamo voluto seguire l’iter delle confessioni rilasciate all’Autorità Giudiziaria per non intaccare niente di ciò che è e rimane un documento storico legato alla criminalità.  Consigliamo di guardare i video nell’esatta sequenza in cui vengono posizionati per dare forma e voce agli scritti.

Lo staff

«A quel tempo, a Roma, si registrò la tendenza degli elementi più rappresentativi della malavita locale a costituirsi in associazione. Sino ad allora, i  “ Romani “, dediti ai reati contro il patrimonio, quali furti, rapine ed estorsioni, avevano consentito, di fatto, ad elementi stranieri, quali ad esempio ” i Marsigliesi “, di gestire gli “affari” più lucrosi, dal traffico degli stupefacenti ai sequestri di persona. Una volta presa coscienza della forza derivante dal vincolo associativo, fu agevole per i “ Romani “ riappropriarsi dei commerci criminali, abbandonando definitivamente il ruolo marginale al quale erano stati relegati in precedenza.

Maurizio Abbatino ( Il Freddo nella fiction e nel film)

Negli ambienti della malavita capitolina, l’unico gruppo che sia riuscito a darsi un assetto tale da poter essere definito, in passato come vera e propria associazione a delinquere, è stata, senza ombra di dubbio, la cosiddetta “Banda della Magliana” che, attraverso una fittissima rete di collegamenti, complicità, coperture ed agganci con gli ambienti più svariati, molto spesso operanti ai margini o ai limiti della legalità, in uno con l’impiego feroce e determinato di ogni tipo di violenza ed intimidazione per quanto efferata potesse essere, è riuscita ad imporre la propria supremazia in ogni settore di attività illegali e, soprattutto, in quelli estremamente lucrosi del traffico degli stupefacenti, dell’usura e del gioco d’azzardo, con attività tutt’oggi formanti oggetto di procedimenti giudiziari pendenti nei confronti degli appartenenti al sodalizio che, per gli stilemi adottati, ben può definirsi mafioso

Fonte : Ufficio Istruzione Tribunale di Roma “ Motivi”, Giudice Istruttore Otello Lupacchini

Dopo questo prologo, ecco le confessioni di Maurizio Abbatino ( Il Freddo nella fiction e nel film) che saranno,  nel tempo, determinanti per disegnare la nascita, la crescita e la fine della holding criminale che è stata protagonista per molti casi dell’Italia dei misteri e dei segreti.

LA NASCITA

«….il nucleo originario della banda, cosiddetta della Magliana, attesa la provenienza dei componenti da tale quartiere di Roma, era costituito da me, Giovanni Piconi, Giorgio Paradisi, Emilio Castelletti, Renzo Danesi, Franco Giuseppucci, Marcello Colafigli e Enzo Mastropietro. A tal proposito occorre però fare delle precisazioni. In particolare, negli anni precedenti il 1978, ognuna delle suddette persone operava o da sola o agrregata in gruppi più piccoli e diversi.

Io , Giovanni Piconi, Renzo Danesi, Enzo Mastropietro ed Emilio Castelletti, operavamo riuniti. Franco Giuseppucci, non si dedicava se non occasionalmente all’attività di rapinatore: egli era unito a Enrico De Pedis, il quale nel 1977 era detenuto, per una rapina,  commessa anni prima con Alessandro D’Ortenzi ( Zanzarone),  sicchè, rimasto di fatto solo, curava la custodia e la conservazione delle armi di pertinenza del De Pedis stesso. Giorgio Paradisi operava in coppia con tale “Bobo” del quale non ricordo le esatte generalità, nel settore delle rapine ai camion»

«Tutti affidavano le armi a Franco Giuseppucci, chiamato allora “il Fornaretto”, ancora incensurato e che godeva della fiducia di tutti: Questi le custodiva all’interno di una roulotte di sua proprietà che teneva parcheggiata al Gianicolo. Se mal ricordo, nel 1974 o 1975, tale roulotte venne scoperta dalla Polizia o dai Carabinieri e sequestrata. Nell’occasione Franco Giuseppucci venne arrestato e mi sembra che se la fosse cavata, dopo qualche mese di detenzione, perché la roulotte aveva un vetro rotto e, pertanto, riuscì a dimostrare di non sapere nulla delle armi che vi erano contenute.»

«Nel corso del tempo si erano cementati i rapporti tra me, Giovanni Piconi, Renzo Danesi, Enzo Mastropietro ed Emilio Castelletti, ma non costituivamo quella che in gergo viene chiamata “batteria”, cioè un nucleo legato da vincoli di esclusività e solidarietà, in altre parole non ci eravamo ancora imposti l’obbligo di operare esclusivamente tra noi, né di ripartire i proventi delle operzioni con chi vi avesse partecipato. La “batteria” si costituì tra noi quando ci unimmo, nelle circostanze già riferite, con Franco Giuseppucci. Di qui ci imponemmo gli obblighi di esclusività e di solidarietà. Pertanto, pur potendo prender parte, tutti insieme o alcuni di noi a rapine o ad altre operazioni ( come ad esempio il tentato sequestro Pratesi), organizzate da altre “batterie” , doveva però trattarsi di operazioni lucrose , tali da consentire la ripartizione della “stecca” tra tutti i componenti del gruppo»

Il furto delle armi

«Era accaduto che Giovanni Tigani, la cui attività era quella di scippatore, si era impossessato di un auto Volkswagen “maggiolone” cabrio, a bordo nella quale Franco Giuseppucci custodiva un “borsone” di armi appartenenti ad Enrico De Pedis. Il Giuseppucci aveva lasciato l’auto, con le chiavi inserite, davanti al cinema Vittoria, mentre consumava qualcosa al bar. Il Tigani, ignaro di chi fosse il proprietario dell’auto e di cosa essa contenesse, se ne era impossessato. Accortosi però delle armi, si era recato al Trullo e, incontrato qui Emilio Castelletti che già conosceva, gliele aveva vendute, mi sembra per un paio di milioni di lire. L’epoca di questo fatto è di poco successiva ad una scarcerazione di Emilio Castelletti in precedenza detenuto. Franco Giuseppucci, non perse tempo e si mise immediatamente alla ricerca dell’auto e soprattutto delle armi che vi erano custodite e lo stesso giorno, non so se informato proprio dal Tigani, venne a reclamare le armi stesse. Fu questa l’occasione nella quale conoscemmo Franco Giuseppucci il quale si unì a noi che già conoscevamo Enrico De Pedis cui egli faceva capo, che fece si che ci si aggregasse con lo stesso.

Dalla “batteria “ alla “banda”

«La differenza tra “batteria” e “banda”, oltre che nel diverso numero dei partecipi, minore nella prima rispetto alla seconda, sta anche nel ventaglio più ampio di interessi criminosi della “banda”, rispetto alla batteria, la quale di dedica alla commissione di un unico tipo di reati, ad esempio le rapine. La “banda”, peraltro , comporta l’esistenza di vincoli più stretti tra i partecipi, vincoli che si traducono in obblighi maggiori di solidarietà tra gli associati, i quali sono, pertanto, maggiormente impegnati e tenuti  a prendere in comune ogni decisione, senza possibilità di sottrarsi dal dare esecuzione alle stesse. Ad esempio la vendetta nei confronti dei Proietti o l’omicidio di Selis e Leccese, o in generale tutti gli omicidi di cui ho parlato, riconducibili alla banda, in quanto funzionali ad assicurarsi il rispetto da parte delle altre organizzazioni operanti su Roma e ad imporre un predominio il più possibile incontrastato sul territorio, vennero di volta in volta decisi da tutti coloro che facevano parte della banda nel momento dell’esecuzione, di volta in volta affidata a chi aveva maggiori capacità per assicurarne il successo con il minor rischio sia personale che collettivo, soprattutto sotto il profilo preminente di assicurarsi l’impunità.

Questo comportava che tutti si era parimenti compromessi, quindi tutti parimenti motivati ad aiutare chi fosse stato colto in flagranza o comunque arrestato o incriminato,  sia a limitare i danni processuali, sia la tranquillità di assistenza a sé e ai  familiari. Inoltre, una volta costituiti in banda, sempre al fine di garantirsi l’impunità, ci imponemmo l’obbligo di non avere stretti legami di tipo operativo con gruppi esterni, che non fossero funzionali all’accrescimento dei profitti e allo sviluppo delle attività programmate,  il che, unitamente alla pari compromissione, assicurava la massima impermeabilità della nostra banda, nel senso che nessuno poteva agevolmente venire a conoscere i particolari delle azioni a noi riconducibili.”

FONTE: TRIBUNALE CIVILE E PENALE DI ROMA UFFICIO ISTRUZIONE : MOTIVI proc. penale N. 1164/87 A GI

Fonti foto/video: Ansa, Unità, Sky

LINK AI POST CORRELATI:

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http://nottecriminale.wordpress.com/2010/11/04/esclusivo-tra-abbatino-e-il-freddo-la-vera-storia-della-banda-della-magliana-3/

http://nottecriminale.wordpress.com/2010/11/30/esclusivo-tra-abbatino-e-il-freddo-la-vera-storia-della-banda-della-magliana-4/