----------------------- «I misteri di casa Agnelli» Intervista ad Antonio Parisi | Notte Criminale

«I misteri di casa Agnelli» Intervista ad Antonio Parisi

di Marina Angelo


Da cosa nasce questo libro?

«Nasce da una collaborazione con un amico di Edoardo Agnelli: Marco Bava. Marco Bava era il consigliere, l’amico del cuore di Edoardo il quale è sempre stato convinto che il suo amico non sia morto suicida ma sarebbe morto ucciso. Marco Bava ha cercato per anni un giornalista che lo aiutasse in questa sua personale inchiesta. E’ nata così l’idea di occuparmi del caso. All’inizio, nell’esaminare questa vicenda che riguardava Edoardo, devo dire, ero un pò scettico. Come tanti in Italia ero convinto che Edoardo sia morto suicida ed invece, seguendo poi la vicenda di vita di Edoardo, mi sono accorto che non tutto quadrava. Così, ecco il caso di Edoardo, il figlio dell’avvocato Agnelli, trovato morto il 15 di novembre del 2000 sotto un viadotto autostradale. Questo è stato il primo de I misteri di casa Agnelli che mi ha intrigato. Dopo, però, ne sono seguiti tanti altri perché questa famiglia ne ha tanti di misteri.. »

Per esempio? 

«Per esempio la stessa nascita della Fiat avviene in maniera controversa. La stessa Fiat viene coinvolta in un fallimento che distrugge i beni di tanti piccoli azionisti, mentre l’amministratore delegato, che era Giovanni Agnelli (che poi fu nominato segretario del regno), aumentò drasticamente le sue, invece, tanto che da azionista minoritario, si è ritrovato addirittura il padrone di tutto. Ed ancora il mistero del ruolo del giornale piemontese “La Stampa” che rischiò di rovinare la famiglia Agnelli e che invece poi fu comprato dalla famiglia che ne ha fatto il giornale della famiglia stessa che molto spesso ne ha difeso le idee e le posizioni imprenditoriali. E poi le altre morti dei componenti della famiglia. Pensiamo ad esempio al papà dell’avvocato, anche lui si chiamava Edoardo, il quale muore il 14 di luglio, giorno dell’anniversario della rivoluzione francese, con la testa tagliata. Una cosa abbastanza curiosa. La stessa madre dell’avvocato Agnelli, muore anche lei, questa volta in un incidente stradale, con il collo spazzato. E poi c’è il mistero del fratello dell’avvocato: Giorgio »

Chi è Giorgio e che fine farà? 

«Giorgio è il fratello dell’avvocato, un personaggio un pò fuori le righe, o sopra le righe, il quale viene prelevato una mattina da casa da alcuni infermieri e viene internato a forza in una clinica, dichiarato pazzo e poi, nel 1965, in una data imprecisata muore nella stessa clinica (non si sa bene neanche come) pare cadendo dall’ultimo piano dalla tromba delle scale di questa clinica. Di Giorgio, solo recentemente si conoscono delle fotografie perchè perfino la sua immagine è stata espunta dalle foto storiche e ufficiali della famiglia Agnelli. Un po’ come facevano Stalin e Mao, Tse-Tung, con i loro oppositori interni: quando uno diventava oppositore interno venivano ritoccate le fotografie e sparivano dalle immagini ufficiali». 

Quindi una sorte quasi simile tra zio e nipote? 

«C’è una grande assonanza tra la storia di Giorgio Agnelli e quella di Edoardo Agnelli. Entrambi muoiono precipitando dall’alto ufficialmente da suicidi. Almeno per quanto riguarda Edoardo si tratta di una morte francamente molto controversa. Tra l’altro, c’è il mistero nel mistero in quanto non fu eseguita l’autopsia sul cadavere di Edoardo» 

Come mai non fu eseguita l'autopsia?che spiegazioni dà la famiglia? 

«Più che la famiglia il magistrato o il medico legale che doveva eseguire l’autopsia. Secondo lui era tutto così chiaro (ed invece così chiaro non è) che non avevano reputato utile procedere ad un’autopsia ma avevano solamente fatto un esame sommario. Qui, se non fosse una tragedia, verrebbe da ridere perché il povero Edoardo è stato trovato con i vestiti perfettamente apposto, le scarpe ai piedi mentre gli esperti sanno che quando un uomo precipita da una grande altezza le scarpe volano via, il corpo rimane scomposto, qui addirittura le bretelle, come riportano gli atti dell’inchiesta giudiziaria, sono allacciate: la polizia rileva che ha le bretelle apposto Io quando qualche volta ho usato le bretelle, mentre cammino per strada mi volano via, figurarsi se uno cade da 80 mt di altezza, cade su delle pietre e rimane con il corpo, pressoché intatto, i vestiti apposto, le scarpe ai piedi. Questa cosa ha dell’incredibile». 

Lei sta avallando una tesi che è completamente diversa da ciò che afferma la famiglia. Perchè? 

« La famiglia non afferma; la famiglia non si pronuncia; la famiglia non si pronuncia, fa parlare altri. Non dice né “a” né “ba” come si suol dire. Io invece rimango perplesso. Non sono un’autorità giudiziaria sono un giornalista che deve informare ed informa su questa cosa: non c’è stata l’autopsia. Per 10 anni, si è negata questa mia scoperta. Per 10 anni si è continuato a dire che l’autopsia era stata fatta mentre così non era. perché si nega? E’ una domanda a cui vorrei che qualcuno rispondesse» 


Dalla pubblicazione del suo libro ha ricevuto qualche risposta? 

«Il libro è in libreria da 3-4 settimane e ovviamente non abbiamo avuto notizie. In passato ho scritto degli articoli su questa materia e, in questi articoli, avevo scritto che non c’era stata l’autopsia. Mi sono ritrovato la smentita di “anonime fonti giudiziarie” e, un’altra volta, da parte di “anonime fonti investigative”…su tematiche così delicate “anonime fonti”. Cose dell’altro mondo quando noi invece abbiamo il certificato che comprova come l’autopsia non è mai stata fatta. D’altra parte, lo stesso magistrato, dopo 10 ani di depistaggi, di false dichiarazione, appunto anonime, ha detto “non pensavamo” c’è stato solo un esame sommario del cadavere durato appena 45 minuti comprese le pratiche burocratiche che di fronte ad un cadavere bisogna pur compilare: in pratica l’hanno appena guardato e hanno compilato il certificato nel cimitero di Fossano». 

E' possibile che ci sia un filo conduttore tra la FIAT e la morte di Edoardo? 

«Questo non lo sappiamo. Certo si rimane perplessi davanti al fatto che qualcuno per anni ha provato a far firmare ad Edoardo la rinuncia dei suoi diritti in società, non stiamo parlando all’eredità: ai diritti nelle aziende di famiglia. Cosa che tra l’altro, ha firmato Margherita, per esempio, la sorella di Edoardo per capirci». 

  Lei non è stato contattato dalla signora? 

«No, assolutamente». 

Rispetto alle carte che non sono state firmate da Edoardo, chi gestisce la FIAT? 

«La Fiat è una società, (così come altre aziende del gruppo-perché non c’è solo la Fiat ma ce ne sono altre-) che la famiglia controlla attraverso una commandita, una forma societaria prevista dal nostro codice civile e a sua volta la commandita è controllata da una società semplice:una società, per capirci, come quella del lattaio. Incredibile, un impero internazionale come la Fiat, alla fine di tante scatole, viene controllata da una società semplice». 

Di quanti misteri della famiglia Agnelli ha scritto in questo libro? 

«Beh qui, a parte della morte di Edoardo, qui parlo anche dell’ultima vicenda di Lapo Elkann, la famosa “notte brava”, così come parlo anche dei fondi all’estero dell’avvocato che hanno determinato così la levata di scudi da parte di Margherita Agnelli ed il tentativo di rientrare di 2 miliardi di euro che l’avvocato aveva occultato all’estero e che giustamente Margherita vuole che gli vengano in parte dati perché sottratti all’asse societario. Questi due miliardi, di cui poi c’è un aspetto boccaccesco perché sembra che l’avvocato abbia dato disposizione ad uno dei suoi avvocati, quindi gli avvocati dell’avvocato, di pagare dei vitalizi molto profumati alle “ex”, alle amanti dell’avvocato Agnelli le quali, dopo la sua morte, evidentemente rischiavano di rimanere senza un approvvigionamento finanziario e l’avvocato con più di un miliardo di euro, avrebbe costituito dei vitalizi in favore delle ex amanti…c’è da rimanere a bocca aperta rispetto a queste cose». 

Nel suo libro lascia intendere che ci sia un rapporto privilegiato tra la famiglia Agnelli e la polizia. Che tipo di rapporto è? 

«Ci sarà stato. Sicuramente ci sarà stato durante il periodo fascista. Vale a dire Bocchini che era a capo della polizia fascista e della polizia segreta, si era messo al servizio dell’allora capo della Fiat il senatore del regno, Giovanni Agnelli, a tal punto che compilava e faceva compilare dei rapporti sulla condotta morale di Virginia, la vedova del figlio, che era morto appunto decapitato, la madre del famoso avvocato per intenderci. La donna si era innamorata di Curzio Malaparte. Bocchini doveva compilare dei rapportini dettagliati e consegnarli al senatore Giovanni Agnelli fino al punto che un giorno il senatore riuscì addirittura a far bloccare il treno in cui viaggiava Virginia con i figli, (una nidiata di figli il giovane Gianni, che poi sarebbe diventato l’avvocato, Umberto, Giorgio, Susi e così via). La polizia fece bloccare appunto il treno dove c’era Virginia che, grazie a questi rapporti che preparava Bocchini, venne dichiarata “pubblica prostituta”, “pubblica meretrice” e le portarono via i figli. Con quel rapporto, le vennero sequestrati i figli. Una cosa che al giorno d’oggi, nella Repubblica Italiana non credo possa capitare». 

Oltre a quelle che ci ha già raccontato, può darci una “chicca” del suo libro? 

«Per esempio una riguarda la nascita della Fiat. Nel 1908, la polizia perquisì la casa del senatore Agnelli in sua assenza e, in quell’occasione, gli agenti misero dei sigilli alla Fiat. Durante la notte, secondo il senatore Agnelli un ex carabiniere, che era un loro custode, per errore ruppe i sigilli e non si sa bene cosa successe durante la nottata. Insomma, una storia piuttosto curiosa quella della Fiat. Un’altra “chicca”, non so, per esempio l’inaugurazione di Mirafiori. Mussolini arrivò in Fiat con una macchina “Lancia”, cosa che fu reputata una grande offesa (lo raccontiamo nel libro) dalle maestranze e dallo stesso presidente della Fiat dell’amministratore delegato dell’epoca che era Valletta. Mussolini, siccome gli operai non erano molto entusiasti nei confronti del duce e del fascismo, li minacciò in maniera pesantissima per il loro scarso entusiasmo».