----------------------- Sparatoria a Vicenza: la città bianca si sporca di sangue e torna l’incubo delle mafie dell’est. | Notte Criminale

Sparatoria a Vicenza: la città bianca si sporca di sangue e torna l’incubo delle mafie dell’est.

alba_vicenzaVicenza, lunedì mattina, si è svegliata con la consapevolezza di non vivere in un mondo così diverso dalle grandi città italiane.

Si è svegliata con l’eco dei colpi di pistola che hanno spezzato l’aria e colpito i corpi di tre giovani albanesi.

Vicino allo stadio del mitico Lanerossi Vicenza, il Romeo Menti, si è compiuta una disfida che poco aveva a che fare con Barletta ma, ricordava vagamente qualche quartiere di Palermo o la Napoli cutoliana.

A due passi dal centro storico si è consumato, infatti, probabilmente un regolamento di conti nell’ambiente della prostituzione, un ramo del crimine che a Vicenza è particolarmente florido.

Ma prima di spiegare i fatti è giusto dare una panoramica della città del Palladio dal punto di vista criminale.

Vicenza, rispetto alle sue tradizionali etichette di città “bianca” e cattolica, è una città in cui la prostituzione ha sempre trovato un forte appeal: in strada, in casa e in molti casi anche nei locali di lap dance o circoli privati.

Dall’arrivo della malavita albanese che corrisponde alla rivolta popolare al regime di Berisha, il controllo del mercato del sesso, insieme a quello della cocaina è saldamente in mano a vari clan che si sono divisi zone e locali.

prostitute I tempi della Mala del Brenta che spadroneggiava in lungo e in largo il Veneto, sono ormai lontani. Oggi, sono le mafie straniere che fanno da padrone nel territorio. Mafie di gente che non hanno nulla da perdere negli ampi spazi in cui operano. Nemmeno quello che altrove, si chiama “onore” (un termine, però, a cui nessuno porta davvero rispetto).

Sono le 21 a Borgo Casale quando Emanuel Demaj, 25 anni, un cittadino albanese clandestino in Italia e domiciliato da qualche settimana col fratello Erion ( entrambi condannati a tre anni e mezzo e a sei mesi proprio per favoreggiamento e sfruttamento di alcune lucciole romene), scende dal suo appartamento per incontrare gente che conosceva, probabilmente i suoi aggressori.

Pochi attimi dopo esplodono tre colpi di pistola ed Emanuel si riversa a terra colpito in pieno petto.

Questione di secondi e scatta la vendetta. E’ guerra.

Qualcuno corre a prendere la pistola mentre i due aggressori salgono sul loro Doblò rosso.

Istanti che sembrano eterni ma, è quando il quarto albanese inizia a sparare contro la vettura in fuga che quella percezione si accorcia al reale intervallo spazio/tempo.

Uno, due, tre colpi. Alla fine saranno sei i proiettili che bucheranno il furgoncino che stava cercando di scappare al “conto in sospeso”.

E quei colpi non vanno sprecati: sia il guidatore Robert Bajrami, 31 anni, clandestino, con un domicilio a Mondragone (Caserta) sia il suo compare Femil Sazan, 31 anni e irregolare, rimangono feriti rispettivamente dietro all’orecchio e alla spalla il primo, alla mano il secondo che scappa a piedi.

Borgo casale Una fuga durata come un gelato al sole. Sazan, infatti, si ferma in una gelateria per medicarsi e, proprio lì, viene bloccato dalle volanti della Polizia.

Nel frattempo qualcuno, probabilmente il fratello, raccoglie il corpo Emanuel e, prima di dileguarsi, lo abbandona davanti all’ospedale San Bortolo dove, intanto, riesce ad arrivare anche Bajrami seppur gravemente ferito per le cure. I due,in prognosi riservata, sono fuori pericolo.

Vicenza è sotto shock. Il sindaco, Achille Variati, chiede un pronto intervento al Ministero dell’Interno Maroni: mandare degli uomini a sostegno di questa situazione che potrebbe surriscaldarsi ulteriormente.

Nella città del Palladio non si sparava per uccidere da tempo. Quello di cui è stata il teatro, non era certo un avvertimento, nemmeno una gambizzazione. Era un agguato per eliminare i problemi e le mafie dell’est non hanno mezzi termini.

Un altro dato sicuramente preoccupante è che tutti fossero armati di pistole di vario calibro: 38, 765, 22.

lbaniaTroppe armi in circolazione per una cittadina dall’aspetto così sontuoso da risultare quasi noioso.

Ma il Nordest, lo si sa da sempre, è il crocevia dei maggiori traffici di ogni genere proveniente dall’Est Europa, mercato delle armi incluso.

Quelle analisi che vengono fatte per luoghi come Roma, Milano, Napoli o Palermo non valgono nel Veneto.

Per molti anni questi territori sono stati presi come indicatori economici. Laboratori sociali che dovevano essere lo specchio della migliore Italia.

Una volta sgomberato Maniero e la sua banda si pensava che si potesse gestire senza troppi problemi anche l’ordine pubblico di un certo livello.

Ma l’onda “sporca” dell’Est ha screditato tutti i possibili pronostici e, da anni, si è radicata mimetizzandosi alle migliaia di bravi lavoratori serbi e albanesi regolarmente integrati nel tessuto sociale veneto.

Alle 21 di domenica sera a Vicenza poteva “scapparci il morto” e non per forza albanese.

Poteva essere un comune cittadino a passeggio o un ragazzino in bicicletta.

Potevamo raccontare una storia diversa e oltremodo tragica di una città dell’oro che è in mano a “Loro”.

Questo, per il momento, vogliamo lasciarlo nel cassetto dei cattivi pensieri.

Alessandro Ambrosini